Alla radio c'era un gran discutere su come far scendere le grasse signore dal cielo. Durante il giorno salutavano allegramente con la mano da lassù ma io immaginavo che oramai dovessero essere affamate.
Ho pensato però che quella forse era l'evoluzione naturale delle cose, il modo in cui girava il mondo. Forse valeva anche per le grasse signore: che l'attimo prima una cosa fosse un'arancia e l'attimo dopo fosse una pesca. E magari sarebbero discese silenziosamente da sole via via che perdevano peso fino ad atterrare quaggiù come noialtri: tirate, scarne e senza sogni, tutta la loro gloriosa rotondità svanita.
Amanda Davis, Grasse signore fluttuavano in cielo come palloncini.
(Avrei voluto scrivere ciò che penso della manifestazione di sabato 15 ottobre ma l'amico Andrea Scarabelli mi ha tolto le parole dalle dita).
martedì 18 ottobre 2011
mercoledì 5 ottobre 2011
deliri di non-potenza*
Che poi lavori lavori lavori, e non mangi, non preghi, non ami, e dici, ecco, ecco domani, anzi no, dopodomani, lasciami arrivare a giovedì, ma vedrai il mese prossimo, e quante cose mi godrò, essì che ce la facciamo, lasciamo passare l'onda, andrà meglio, e poi invece tutto questo non finirà mai, finché campi, finché produci la fuffa che serve ai fuffari a dire: ehi compra la mia fuffa, che è importante-essenziale-noooon puoi farne a meno, e te che hai prodotto fuffa non hai più nemmeno il fiato per smascherarli, per dire, no, questo no, dentro questa fuffa c'è il mio sangue, pagato a progetto, pagato per finta, pagato per niente, inscatolato per i compratori di fuffa che lavorano, lavorano, lavorano, e stanno come te, e stiamo come noi, ma non lo sappiamo, ma non ci guardiamo.
* dedicati a Maria, Matilde, Tina, Antonella e Giovanna.
sabato 1 ottobre 2011
nazismi personali (e ingiustificati)
Ho un problema con gli innamorati che si chiamano amore (e derivati) in pubblico.
mercoledì 29 giugno 2011
Errori di battitura
Salve, chiamo per dirvi che nella mia busta paga c'è un errore.
Questo è tutto da dimostrare.
Bè, c'è scritto contratto "determinato" invece di "indeterminato".
E che differenza fa?
La stessa che c'è tra un push up e il silicone.
Io non vedo differenza.
Io sì, quindi la prego di correggere.
È un errore di battitura.
Appunto, va corretto.
Io non vedo niente.
Scusi, ha la busta paga aperta?
No, e comunque non vedrei niente.
Mi prende in giro?
Forse sì, ma è la mia parola contro la sua.
Senta, mi faccia il favore, c'è un errore e va corretto.
Non sono pagato per correggere gli errori di battitura, e comunque se la fa contenta ce lo scriva lei.
Ma così non vale.
Per la legge 234 del comma bus articolo 3 milioni duecento, vale, sì.
Scusi ha detto comma "bus".
È un errore di battitura.
giovedì 9 giugno 2011
Save da date, pipol!
Io sono una pornografa del trash. Quanto mi piace il trash ammé, signora mia non le sto a dire.
E da brava pornografa come potrei non segnalarvi l'ultima tendenza (tutta americana) in materia di partecipazioni di nozze?
Basta con la carta a mano di Amalfi e i font dai mille riccioli, la genialata ora è il Wedding save the date trailer, un vero e proprio trailer in stile cinematografico, ma che più casereccio non si può.
Bello, bello, bello. Non aggiungerei altro, ché al cinema si sta in silenzio.
martedì 7 giugno 2011
Vento in poppa*
Pisapia a Milano, De Magistris a Napoli. Come dire: vento di cambiamento (e tutti lo speremm').
Per i luoghi comuni invece la virata è più dura.
L'altro giorno, complice l'ennesimo sciopero dei mezzi (glielo rinnoviamo una volta per tutte 'sto contratto?) sono andata al lavoro in macchina (da li Castelli a Roma: esperienza mistica) e mentre ero in fila a scaccolarmi mi sono ritrovata tutto ad un tratto di fronte a questo spettacolo:
*Il sottotitolo è "Copywriter, oh mio copywriter!"
domenica 29 maggio 2011
Dalla Lituania con amore
Altro che "Memoria il seme del futuro".
Non si tratta di fare gli esterofili, ma c'è da dire che la pubblicità creata da Loveagency per il bookstore Mint Vinetu di Vilnius (Lituania) dà una pista agli slogan che spesso accompagnano gli eventi nostrani.
Basta dare un'occhiata per avvertire immediato il desiderio di tuffarsi in un libro. E magari diventare altro, una volta tanto.
venerdì 27 maggio 2011
Datemi un mestolo (che cosa ne vuoi fare?)
Allora in famiglia gira questa voce che io sono un disastro in cucina.
Che di cibo non capisco nulla, che mangio anche le pietre, che non so distinguere i sapori, che i fusilli in bianco (da me tra l'altro rinominati con successo "Riccioli di bambola") sono la mia unica specialità, e giù tutti a ridere (nella mia famiglia ci si diverte con poco).
Ok, dico io, non saprò distinguere lo zenzero dallo zafferano, se mi preparo due piatti insieme rischio di far saltare il palazzo, ma così è troppo.
A me il cibo piace. E mi piace così tanto che me ne vado a spasso per il web a rifarmi gli occhi con le creazioni di chi, al contrario di me (ahimè), usa il cibo come materia per la fantasia.
Ed ecco che ti scopro Marije Vogelzang, una giovane e super cool olandese che ha tirato su uno studio di food designer, specializzati in creazioni e allestimenti ad arte.
Dimenticate il "Trionfo di gamberetti" e i tovaglioli a conchiglia delle vostre comunioni, questi tizi sono capaci di trasformare una boriosa cerimonia in una stuzzicante expo.
(Poi venitemi a dire che in cucina non vi sto sul pezzo).
sabato 7 maggio 2011
vù vù vù: la via la verità* la vita
È da poco trascorso il week end della mega beatificazione del santo-subito-senza-se-e-senza-ma Carol Wojtyla, in arte papa Giovani Paolo II.
Pacchi e pacchi di pellegrini hanno sventolato le loro bandierine gialle con gli occhi pieni di giuoia.
Sia chiaro: a me non stanno antipatici, anzi, quasi li invidio. Quando li guardo penso: vedi, loro sì che hanno trovato una guida, una fonte d'ispirazione e di gaudio. Altro che la gente come me che alla parola guida associa solo l'espressione in stato di ebbrezza. Poi, meglio di Wojtyla, vuoi mettere. Dolce, comunicativo, pacioccone Wojtyla! Parlava pure romano, pensa 'n po'.
Peccato che nessuno racconti a tutti questi sgambettanti e colorati pellegrini la verità, che in due-righe-due potete sbirciare qui.
(ma che poi, la ascolterebbero, la verità?)
(e a noi, chi ce la racconta, la verità?)
*i greci la chiamavano aletheia, "colei che non si nasconde", e infatti i greci ci davano una pista.
Pacchi e pacchi di pellegrini hanno sventolato le loro bandierine gialle con gli occhi pieni di giuoia.
Sia chiaro: a me non stanno antipatici, anzi, quasi li invidio. Quando li guardo penso: vedi, loro sì che hanno trovato una guida, una fonte d'ispirazione e di gaudio. Altro che la gente come me che alla parola guida associa solo l'espressione in stato di ebbrezza. Poi, meglio di Wojtyla, vuoi mettere. Dolce, comunicativo, pacioccone Wojtyla! Parlava pure romano, pensa 'n po'.
Peccato che nessuno racconti a tutti questi sgambettanti e colorati pellegrini la verità, che in due-righe-due potete sbirciare qui.
(ma che poi, la ascolterebbero, la verità?)
(e a noi, chi ce la racconta, la verità?)
*i greci la chiamavano aletheia, "colei che non si nasconde", e infatti i greci ci davano una pista.
mercoledì 4 maggio 2011
A cosa stai pensando?
che non è una vita facile
che a parte abbonarmi al mensile di Emergency, non faccio nulla di utile
che per fare tanti libri ho smesso di leggere tanti libri
che è ora di dare un senso a tutta questa frenesia
che a parte abbonarmi al mensile di Emergency, non faccio nulla di utile
che per fare tanti libri ho smesso di leggere tanti libri
che è ora di dare un senso a tutta questa frenesia
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