L'altro giorno ho rivisto una mia zia lontana.
Cioè, non l'ho incontrata, è su Facebook anche lei: alla veneranda età di ottanta anni posta cartoline da gesùcristo e invia cuoricini fluorescenti (chissà quanto le devono sembrare avveniristici).
Ma non voglio parlare della mia vecchia zia e del suo maldestro ingresso nel mondo dei giòvani (maldestri).
Voglio parlare delle sue rughe: sì, le sue rughe.
Guardavo una sua foto e quelle rughe mi hanno riportato a quindici anni fa, no più indietro, alla mia infanzia, un link impazzito alla Avatar, ho aperto gli occhi ed ero davanti a mia nonna.
Ecco, mia zia assomiglia in modo terribile a mia nonna, anzi no, non le assomiglia, mia zia è mia nonna, sullo schermo c'era lei, la vecchina che mi ha cresciuto a suon di massime e di lanci della ciabatta (grande campionessa di sempre).
Per voi che leggete tutto questo non è niente più che un ricordo, un banale flash su un'infanzia qualunque.
Ma per me no: quella foto mi ha schiaffeggiato, è arrivata veloce e improvvisa come una delle ciabatte di mia nonna, è arrivata insieme ai miei passi di bambina, al corridoio immenso che facevo di corsa per la paura del buio, alla casa della mia infanzia, al cortile dei giri in bici, tutti uguali, tutti in cerchio, alle ortensie che tagliavo per i miei giochi, alle voci delle donne alle finestre (cheffai, delinguente!) a quella di mia nonna (è pronto, saliii) ai suoi moniti, ai suoi proverbi, ai suoi ricordete che, ai miei non ricorderò, non mi importa.
È arrivata qui, fino al mio ora ricordo e adesso mi importa.
Non credo che esista nulla, ma poi immagino tu sia qui.
Se non altro sei nel mio volto, in quelle che un giorno saranno le mie rughe.
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martedì 2 ottobre 2012
giovedì 22 marzo 2012
Muta
L’altro giorno ho immaginato di essere muta (in realtà avevo un brutto mal di gola ma poi la mia ipocondriaca immaginazione ha fatto qualche salto di troppo).
E insomma ero muta, ma non da sempre, ci diventavo tutt’a un tratto, bum! muta.
E mi sono chiesta come facevo a parlare (ma grazie direte voi), ma no, come facevo ad esprimermi, dico io, non potevo più interrompere la gente, non potevo più ridere in modo molesto, non potevo inventare voci, non potevo fare versi, insomma non ero più io.
Era come nascere una seconda volta, piacere Blàz, piacere Muta, un’altra persona, un altro corpo.
Perché una persona è la sua voce, ho pensato io, (grazie al casio direte voi), ma non è solo una voce, è un linguaggio, un suono, una melodia chiusa in un cartoccio di gesti, ecco quello che è.
E mi ha messo tanta tristezza questa faccenda di esser diventata muta.
È anche vero che noi ipocondriaci ci intristiamo facilmente.
lunedì 5 dicembre 2011
piove
In questa giornata uggiosa (e non ho l'ombrello), mi sento come un'onda morbida sulla sabbia fredda.
Ho voglia di poesie, come quando ero una ragazzina dai lunghi capelli aggrovigliati.
Ho voglia di poesie, come quando ero una ragazzina dai lunghi capelli aggrovigliati.
Ah!, quante cose perdute
che perdute non erano.
Tutte le serbavi tu.
Minuti grani di tempo,
che portò via un giorno il vento.
Alfabeti della spuma,
che un giorno il mare travolse.
Io li credevo perduti.
E perdute le nubi
che pretendevo fermare
nel cielo
fissandole con occhiate.
E l’allegria alta dell’amore, e l’angoscia
di non amare abbastanza,
e l’ansia di amare, di amarti, di più.
Tutto perduto, tutto
nell’essere stato un tempo,
nel non esistere più.
E allora tu sei venuta
dal buio, radiosa
di giovane pazienza profonda,
agile, perché non pesava
sui tuoi fianchi snelli,
sulle tue spalle nude,
il passato che tu,
così giovane, portavi per me.
Ti guardavo alla luce dei baci
vergini che mi hai dato,
e tempi e spume
e nubi e amori perduti
furono salvi.
Se da me fuggirono un giorno,
non fu per morire
nel nulla.
In te continuano a vivere.
Ciò che chiamavo oblio eri tu.
Da Pedro Salinas La voce a te dovuta
martedì 18 ottobre 2011
Il modo in cui gira il mondo
Alla radio c'era un gran discutere su come far scendere le grasse signore dal cielo. Durante il giorno salutavano allegramente con la mano da lassù ma io immaginavo che oramai dovessero essere affamate.
Ho pensato però che quella forse era l'evoluzione naturale delle cose, il modo in cui girava il mondo. Forse valeva anche per le grasse signore: che l'attimo prima una cosa fosse un'arancia e l'attimo dopo fosse una pesca. E magari sarebbero discese silenziosamente da sole via via che perdevano peso fino ad atterrare quaggiù come noialtri: tirate, scarne e senza sogni, tutta la loro gloriosa rotondità svanita.
Amanda Davis, Grasse signore fluttuavano in cielo come palloncini.
(Avrei voluto scrivere ciò che penso della manifestazione di sabato 15 ottobre ma l'amico Andrea Scarabelli mi ha tolto le parole dalle dita).
Ho pensato però che quella forse era l'evoluzione naturale delle cose, il modo in cui girava il mondo. Forse valeva anche per le grasse signore: che l'attimo prima una cosa fosse un'arancia e l'attimo dopo fosse una pesca. E magari sarebbero discese silenziosamente da sole via via che perdevano peso fino ad atterrare quaggiù come noialtri: tirate, scarne e senza sogni, tutta la loro gloriosa rotondità svanita.
Amanda Davis, Grasse signore fluttuavano in cielo come palloncini.
(Avrei voluto scrivere ciò che penso della manifestazione di sabato 15 ottobre ma l'amico Andrea Scarabelli mi ha tolto le parole dalle dita).
mercoledì 5 ottobre 2011
deliri di non-potenza*
Che poi lavori lavori lavori, e non mangi, non preghi, non ami, e dici, ecco, ecco domani, anzi no, dopodomani, lasciami arrivare a giovedì, ma vedrai il mese prossimo, e quante cose mi godrò, essì che ce la facciamo, lasciamo passare l'onda, andrà meglio, e poi invece tutto questo non finirà mai, finché campi, finché produci la fuffa che serve ai fuffari a dire: ehi compra la mia fuffa, che è importante-essenziale-noooon puoi farne a meno, e te che hai prodotto fuffa non hai più nemmeno il fiato per smascherarli, per dire, no, questo no, dentro questa fuffa c'è il mio sangue, pagato a progetto, pagato per finta, pagato per niente, inscatolato per i compratori di fuffa che lavorano, lavorano, lavorano, e stanno come te, e stiamo come noi, ma non lo sappiamo, ma non ci guardiamo.
* dedicati a Maria, Matilde, Tina, Antonella e Giovanna.
mercoledì 4 maggio 2011
A cosa stai pensando?
che non è una vita facile
che a parte abbonarmi al mensile di Emergency, non faccio nulla di utile
che per fare tanti libri ho smesso di leggere tanti libri
che è ora di dare un senso a tutta questa frenesia
che a parte abbonarmi al mensile di Emergency, non faccio nulla di utile
che per fare tanti libri ho smesso di leggere tanti libri
che è ora di dare un senso a tutta questa frenesia
venerdì 15 aprile 2011
Quando non sai perché, prenditela con la genetica
Il tema della settimana è:
SCORTESIA: UNA MALATTIA?
(a seguire dibattito e buffet).
Sin da bambina la scortesia mi ha frustrato, a volte sconvolto, e ancor più spesso imbarazzato.
Perché la gente risponde male?
Perché spesso vieni trattato a pesci in faccia a gratise?
In tutti questi anni di riflessione e rosicamento di fronte alle rispostacce ricevute (e in quasi trent'anni devo averne accumulate qualche decina di migliaia secondo me – poco più di cento secondo la questura), ho capito quanto segue.
Ci sono diversi tipi di scortesia:
quella da stra potere (tipica dei magnifici rettori, professori, guardie, vigili e non pochi segretari scolastici);
quella da frustrazione (mamme isteriche, call center, impiegati della pubblica amministrazione, bidelli, e non pochi segretari scolastici);
infine quella da infelicità (che colpisce in modo trasversale).
Ora io però mi domando e dico: anche io ho avuto strapotere (nessuno rida), (ok è successo una volta sola quando ho lavorato con i bambini in un centro estivo) (ah! da lunedì avrò una stagista, come si cresce eh?); anche io sono/sono stata frustrata (sono stata stagista – come si cresce – non ho un soldo, non riesco a firmare un contratto che non comprenda la parola fregatura, e altre simpatiche avventure); anche io sono/sono stata infelice (da quel lontano episodio in cui mio fratello decapitò la mia unica Barbie – raro cedimento di una mamma anticapitalista).
Ma io non ti rispondo male. Non ti dico: "Signorina lei non sa chi sono io", non ti mando affanculo in curva, non faccio finta di non aver sentito la tua domanda.
E quindi?
Quindi la mia conclusione è: la scortesia è genetica.
Chiedo dunque agli illustri scienZiati, sulla scorta della mia mirabolante intuizione, di iniziare tosto una ricerca che scopra la parte di DNA responsabile e provveda alla mutazione.
p.s. Nell'attesa della scoperta del secolo, ho aperto un account Tumblr, perché collezionare la bellezza fa stare bene.
SCORTESIA: UNA MALATTIA?
(a seguire dibattito e buffet).
Sin da bambina la scortesia mi ha frustrato, a volte sconvolto, e ancor più spesso imbarazzato.
Perché la gente risponde male?
Perché spesso vieni trattato a pesci in faccia a gratise?
In tutti questi anni di riflessione e rosicamento di fronte alle rispostacce ricevute (e in quasi trent'anni devo averne accumulate qualche decina di migliaia secondo me – poco più di cento secondo la questura), ho capito quanto segue.
Ci sono diversi tipi di scortesia:
quella da stra potere (tipica dei magnifici rettori, professori, guardie, vigili e non pochi segretari scolastici);
quella da frustrazione (mamme isteriche, call center, impiegati della pubblica amministrazione, bidelli, e non pochi segretari scolastici);
infine quella da infelicità (che colpisce in modo trasversale).
Ora io però mi domando e dico: anche io ho avuto strapotere (nessuno rida), (ok è successo una volta sola quando ho lavorato con i bambini in un centro estivo) (ah! da lunedì avrò una stagista, come si cresce eh?); anche io sono/sono stata frustrata (sono stata stagista – come si cresce – non ho un soldo, non riesco a firmare un contratto che non comprenda la parola fregatura, e altre simpatiche avventure); anche io sono/sono stata infelice (da quel lontano episodio in cui mio fratello decapitò la mia unica Barbie – raro cedimento di una mamma anticapitalista).
Ma io non ti rispondo male. Non ti dico: "Signorina lei non sa chi sono io", non ti mando affanculo in curva, non faccio finta di non aver sentito la tua domanda.
E quindi?
Quindi la mia conclusione è: la scortesia è genetica.
Chiedo dunque agli illustri scienZiati, sulla scorta della mia mirabolante intuizione, di iniziare tosto una ricerca che scopra la parte di DNA responsabile e provveda alla mutazione.
p.s. Nell'attesa della scoperta del secolo, ho aperto un account Tumblr, perché collezionare la bellezza fa stare bene.
lunedì 21 febbraio 2011
Sono giorni difficili (o: Ode alla voglia di malmenarti, oh mascalzone)
(il tizio si chiama Daleedwin Murray, e poi alla fine sono questi visionari che salveranno il mondo).
giovedì 3 febbraio 2011
Inspirare, espirare
Matteo Bertolino, Bolivia
Che poi quando vedo queste immagini penso sempre a chi era dietro al click, e penso, fortunato lui. Poi dico, la fortuna sono solo i passi che infili uno dietro l'altro, niente di più, e dietro a quel click potresti esserci tu.
domenica 2 gennaio 2011
memo
Ogni anno, puntuale come l'emergenza gelo per Studio Aperto, arriva il momento buoni propositi.
Propositi per il 2011 (realistici, attenzione):
1) debellare l'ansia e sostituirla con un affascinante tic;
2) diventare un mostro della grafica e inventare la copertina dell'anno (secondo Forbes);
3) andare in Nuova Zelanda;
4) imparare a montare una mensola Ikea e raggiungere in questo modo l'indipendenza totale dal sesso maschile;
5) scrivere un libro sull'esperienza della mensola e su come raggiungere l'indipendenza totale dal sesso maschile;
6) superare l'ipocondria e capire che l'Escherichia Coli è tua amica.
N.d.A.: il punto 3 può sostituire il punto 1 e i punti 1, 2 e 5 sono dettati dal superomismo che ciclicamente investe la mia persona, saranno pertanto suscettibili di cambiamento nel corso dell'anno.
Il punto 4 è la vera utopia.
Buon anno,
Blaz.
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