sabato 19 febbraio 2011

Attenzione: contiene sarcasmo, maneggiare con cautela

Però è bello lavorare durante il weekend. Nessuno che ti telefona, nessuno che ti dice, ehi, entro le cinque hai da finire eh, altrimenti kaput a te e a tutta la tua famiglia.

Vuoi mettere tutti quei pazzi che escono e si impastano nel traffico del fine settimana?
Vuoi mettere andare ad abbuffarsi a li Castelli che poi torni a casa e ti viene la cecagna e ti puzza l'alito di aglio anche se hai mangiato i ravioli burro e salvia?
No, sia mai, e chi vuole mettere.
Solo, dico, me pare che lavoro un po' troppo, me pare.
Eh, ma rimpiangerai questa frenesia quando sarai anziana, dice.
Certo, per carità, solo che a' arivacce a esse anziana, dico.

giovedì 17 febbraio 2011

Cretineria cretineria canaglia

Il male vince sempre.
Per quanto possa sembrare sentenzioso, questo è.
Per quanto mia nonna si sia prodigata a inculcarmi il principio per cui i giusti trionferanno (e lo ha fatto con proverbi e storielle raccontate rigorosamente in dialetto marinese, la cui comprensione era spesso esclusa ai più – e i più erano i miei cugini romani), bè la mia povera nonna, anche lei, sapeva bene che così non è.

Perché il male è intelligente e nella sua somma intelligenza si manifesta sotto forma di cretineria.
Il cretino, si sa, un po' ti fa anche pena.
Quante volte hai detto, bè, porello, quello è cretino.
È bella, ma è così cretina.
Poveri cretini, perché non sanno quello che fanno (lo dice anche Gesù).

Ed è là che ti fregano.
Il cretino ti muove a compassione, pensi che spari fregnacce solo perché non ci arriva, che non abbia mantenuto la parola perché soffre di una grave forma di amnesia compulsiva ancora non scoperta.
O che si comporti da farabutto perché non ha avuto, lui, poverino, una nonna che mentre sputacchiava semi di mandarino andato a male (perché «in guèra 'nse butta gnente») gli insegnava a seguire il bene e la giustizia.

E ci sono diversi tipi di cretino.

C'è il cretinus paraculus:

«Avevo detto che sì, erano 1000 euro per questo lavoro che hai svolto, ma volevo dire 500».
«Ma tra 500 e 1000 c'è una bella differenza»
«Ehm, scusa soffro di un grave disturbo di moltiplicazione compulsiva, penso 10 e dico 20, è incurabile»
«Ah, mi spiace, poverino».

 Oppure:

«Ah, non avevi detto 500 euro? Scusa, soffro di un grave disturbo all'udito, si chiama frehehgùz»
«Cosa hai detto?»
«Lo vedi, forse ce l'hai pure tu, è terribile».


C'è il cretinus ridens:

«Bè, la questione è ben più complessa, non dimentichiamoci che nel decreto...»
«Ahahahaha! Fai schifo, pappappero! Non puoi dire decreto, c'hai l'occhi appalla, paraponziponzipò»
«Ma come si permette, scusi!?»
«Io dico quello che me pare, e voi puzzate tutti, zozzi communisti»
«Ma cosa c'entra la politica, questa è una riunione di condominio!».


C'è il cretinus cazzarus:

 «Scusi, c'ero prima io in fila»
«Ma cosa dice, come si permette, c'ero prima io»
«Ma ho il numeretto: io ho il 95 e lei il 99, per cui...»
 «Non è vero, questo è un 66»
«Ma c'è un segno che ne indica il verso»
«Quella è una caccola»
«Ma non è vero, vede, non si stacca!»
«Ho le caccole adesive, e per questo sono pure invalido civile».


Poi c'è il caso di cretineria congiunta, in cui si mescolano il ridens, il cazzarus e il paraculus, andando a creare il summus cretinus che spesso ricopre anche ruoli di leadership non indifferenti.

Come combattere tutto questo?
Ecco, io prima ritenevo che con la dialettica, il confronto, in due parole con un comportamento retto ed equilibrato si potesse contrastare la cretineria.
E invece no, scordatevelo.
Ci sono casi in cui la violenza è legittima, e ve lo dice un'agguerrita pacifista.


Qualche esempio:

«Avevo detto che sì, erano 1000 euro per questo lavoro che hai svolto, ma volevo dire 500»
«Ma tra 500 e 1000 c'è una bella differenza»
«Ehm, scusa soffro di un grave disturbo di moltiplicazione compulsiva, penso 10 e dico 20, è incurabile»
«Bam, sdang, crash! »
«Ma, mi hai distrutto la macchina?!»
«Eh, soffro di un grave disturbo di fracassamento-macchine-altrui compulsivo. Dicevamo, mi devi 1000, vero?»
«... Certo».


«Scusi, c'ero prima io in fila»
«Ma cosa dice, come si permette, c'ero prima io»
«Ma ho il numeretto: io ho il 95 e lei il 99, per cui...»
«Non è vero, questo è un 66»
«Ma c'è un segno che ne indica il verso»
«Quella è una caccola»
«Come questa?»
«Guardiaaaa, la signorina mi ha tirato una caccola nell'occhioooo».


Ecco, è semplice.
Se poi non ve la sentite – causa ottimi princìpi o pressione bassa – di abbracciare la teoria dell'occhio x occhio, o peggio due costole + bacino fratturato x occhio, basterà istituire una squadra di supereroi addetti all'eliminazione del cretino in difesa del cittadino. Un po' come Normalman, ma più agili e con meno peli.

Dice, la violenza non è una soluzione.
Ma anche mia nonna quando sparavo balle mi tirava un pizzone in piena faccia. E con il ditale da sarta, per giunta.


lunedì 14 febbraio 2011

pensiero, azione

Secondo me andare alle manifestazioni fa bene. Aiuta a riconciliarci con il prossimo, ci fa sentire parte di un tutto che non è sempre così male.

Si sono dette tante cose sulla manifestazione di ieri, ma io credo che a volte sia necessario semplificare.
Senti tuoi i motivi per cui tutte quelle persone scendono in piazza? Be', scendi anche tu.
Come dice l'amica C., non è tempo di sofismi.

Poi, vuoi mettere la bellezza di tutte queste facce insieme?



















giovedì 3 febbraio 2011

Inspirare, espirare

Matteo Bertolino, Bolivia

Che poi quando vedo queste immagini penso sempre a chi era dietro al click, e penso, fortunato lui. Poi dico, la fortuna sono solo i passi che infili uno dietro l'altro, niente di più, e dietro a quel click potresti esserci tu.

mercoledì 19 gennaio 2011

In offerta alla Fnac

Itaglia Itaglia, il nuovo successo dei Vergogna vergogna

LATO A
Si ritiri a vita privata
Fiumi di veleni
Urge chiarezza

LATO B
Non lo sapevo
C'è turbamento nel Paese
Accanimento irrispettoso

Bonus track:
Ma come porti i capelli Lele Mora

venerdì 7 gennaio 2011

Oh Oh Oh! Mi sfizia! Oh Oh Oh! La notizia!

Servizione del tiggiddue sulla disoccupazione giovanile.

Oh, ma quale orrore Giacobbo, quasi il 30 per cento dei giovini non ha impiego.
Orribile sì, mi è andato quasi di traverso il brasato.

La risposta dei politici al problema è sempre lesta e puntuale:

Bisogna fare qualcosa, coff, coff, ehm sì (pefforza).
Come dice scusi, signor ministro?
No, dicevo, è un bel problemone, eh. Ma tranquilli, lo risolveremo in poco tempo, in fin dei conti se Dio in sette giorni ha creato l'universo, figuriamoci cosa può fare con la disoccupazione giovanile.
Perché, nei vostri programmi è prevista una collaborazione con Dio?
Be', per il momento si tratta solo di un contratto a progetto, poi vedremo.

domenica 2 gennaio 2011

memo



Ogni anno, puntuale come l'emergenza gelo per Studio Aperto, arriva il momento buoni propositi.

Propositi per il 2011 (realistici, attenzione):

1) debellare l'ansia e sostituirla con un affascinante tic;
2) diventare un mostro della grafica e inventare la copertina dell'anno (secondo Forbes);
3) andare in Nuova Zelanda;
4) imparare a montare una mensola Ikea e raggiungere in questo modo l'indipendenza totale dal sesso maschile;
5) scrivere un libro sull'esperienza della mensola e su come raggiungere l'indipendenza totale dal sesso maschile;
6) superare l'ipocondria e capire che l'Escherichia Coli è tua amica.


N.d.A.: il punto 3 può sostituire il punto 1 e i punti 1, 2 e 5 sono dettati dal superomismo che ciclicamente investe la mia persona, saranno pertanto suscettibili di cambiamento nel corso dell'anno.
Il punto 4 è la vera utopia.

Buon anno,
Blaz.

giovedì 2 dicembre 2010

ma mmorite!

Ci sono volte in cui vorrei che fosse legale l'uso del bazooka. Ma mica per tutti eh, solo per me (persona onesta – e chi lo dice? – lo dico io, fidete) che devo sentire le stronzate cosmiche di gente che non si rende conto nemmeno di dove sta la strada per il cesso.

In questi casi, casi in cui due ragazze poco più che trentenni si permettono di dire: "Sui tetti io ci sparerei le bombe, vonno fa' i filosofi, andassero a lavorare", allora in questi casi io non vorrei dire niente, non vorrei dire (oh no) che anche i loro figli magari un giorno andranno all'università e magari vorranno crearsi un futuro e magari cercheranno un lavoro e magari non lo troveranno, e magari saranno sottopagati e magari qualcuno vomiterà sulla loro laurea e magari torneranno a casa abbattuti e stanchi e magari loro, madri amorevoli, vorranno dare una risposta ai loro figli, ma quella risposta morirà in uno sconsolato silenzio.
Ecco, non voglio dire questo alle madri che saranno, ma solo un sonoro, accorato, subitaneo VAFFANCULO.